Il tragico epilogo di Campo de’Fiori


In una gelida mattina di fine febbraio…


Giordano Bruno - Campo de'Fiori.jpeg

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Il Giubileo del 1600, voluto da Clemente VIII, sfolgorava in tutto il suo splendore. Pochi si accorgevano e seguivano quel povero frate domenicano, con le mani legate dietro la schiena e la mordacchia sul volto perché non potesse gridare, che si appropinquava ad un tragico epilogo.
Il rogo in piazza Campo de’Fiori era ad attenderlo.
Giordano Bruno che si era definito davanti al Sant’Uffizio “figlio del Sole e della terra, risvegliatore dei dormienti, domatore dell’ignoranza, non italiano, tedesco, inglese, non maschio, né femmina, non vescovo né principe, non uomo di toga o di spada, non monaco né laico, ma cittadino e domestico del mondo”, continuava a sorridere. Li aveva sbalorditi tutti i suoi torturatori, mai aveva ritratto, in nome della dignità dell’uomo, della libertà di esprimere le proprie idee e della tolleranza. All’ex frate non interessava nulla di quello che avrebbero fatto al suo corpo, con sette anni di prigionia e di tortura aveva imparato ad annullare il dolore, tutto in nome della presunta Verità!
Il suo destino e la vera natura dell’anima sono nascosti ai più: si tratta di intangibili segreti, misteri occulti. Strade e sentieri insegnano all’anima la sua vera natura e la conducono alla sua meta che è suprema conoscenza del tutto. Attraverso questi sentieri l’anima apprende ad abbandonare temporaneamente il corpo e a congiungersi religiosamente alle energie nascoste.
Non servono all’uomo indulgenze e pellegrinaggi: l’uomo come “magnum miraculum”, esule sulla terra cerca da solo la sua patria celeste nella profondità dell’anima.
Ma la sua voce era rimasta isolata e incompresa; impossibile far penetrare anche le più piccole verità nelle orecchie tappate dei pedanti ecclesiastici legati e avvinghiati alle nozioncine storiche imparate a memoria.
Roma, grandiosa e barocca, non si accorse nemmeno dell’agonia del frate; ignoranza e paura erano le bestie trionfanti nel mondo, i due mostri lo avevano catturato e lo conducevano al rogo. Lui aveva conosciuto i meandri della follia, era sprofondato nel pozzo mentale oscuro e senza fondo, aveva tratto le sue immagini che lo accompagnavano in quel lungo percorso.
Bruno aveva riposto la sua speranza nell’anima immortale; e il suo corpo…? Che lo bruciassero pure…

Tratto da C.Gatto Trocchi