Yves Klein

 YVES KLEIN

I MONOCROMI BLU


Grazie all’arte è possibile alzare gli occhi da terra e percepire la forza e la profondità di un’idea assoluta, fatta di niente.


klein,monocromo,blu

Poco tempo è bastato ad un genio come Yves Klein per superare completamente la materialità dell’arte. Solo 34 anni aveva quando il 6 giugno del 1962 muore di infarto. Un artista in continua trasformazione, impossibile etichettare e categorizzare staticamente la sua produzione artistica, estetica per l’esattezza. L’arte è al di là della materia: questa la sua ossessione, questa la sua finalità. Arriverà, tra il 1959 e il 1962, alla forma più coerente della sua arte: Zone di sensibilità pittorica immateriale, dove l’artista, nella sua performance, vende un pezzo di vuoto, una zona immateriale, appunto.

Era il 1956 quando crea un blu oltremare che ritiene perfetto: International Klein Blue (IKB), risultato di un esperimento con il chimico parigino Edouard Adam .

“Che cos’è il blu? Il blu invisibile che diventa visibile… il blu non ha dimensioni. E’ al di là delle dimensioni a cui partecipano gli altri colori”.

La ricerca inizia dal monocromo in quanto solo attraverso la monocromia si può tentare di raggiungere o alludere all’infinito, all’immateriale, al vuoto.

I suoi monocromi blu suscitarono ostilità e irrisione, quando nel gennaio del 1957, vengono esposti alla Galleria Apollinaire di Milano con il titolo “Proposte monocromo, epoca blu”: sono undici, identici fra loro. Pochi apprezzamenti e qualche vendita, una proprio a Lucio Fontana con il quale strinse un’amicizia che durò per tutta la vita; ma fu una mostra, la prima della serie, fondamentale per Klein e che influenzerà, e molto, la ricerca artistica di vari artisti, tra i quali Piero Manzoni.

Solo blu, il suo blu, “l’espressione più perfetta del blu” come amava definirlo, era “Energia pura”, una completa immersione nel colore da parte del fruitore, il blu unisce cielo e terra cancellando ogni possibile separazione, il blu è il colore dell’infinito, Klein elimina ogni percezione di dimensione e profondità, nel blu ci si perde, il fruitore è completamente libero di fronte alla tela, libero di farsi trascinare via, mente e occhio non hanno più riferimenti, appigli.

klein,antropometrieMa la ricerca continua, Klein supera la materia, l’opera non è un oggetto concreto, ma l’operazione consiste in atti di scelta, i motivi riguardano solo l’artista e gli effetti agiscono sul fruitore e sulla società intera. Ed ecco allora che sottolineando l’aspetto rituale e il puro gesto, Klein ricorre ai “pennelli viventi”: modelle nude e intrise di colore che stampano la loro impronta sul muro o sulla tela.

Inizia la serie delle Antropometrie, la modella, sotto la supervisione dell’artista e al suono della Sinfonia monotona, lascia la sua impronta dando origine, secondo Klein, all’espressione più completa dell’energia vitale.

 

“Stabilito che per quindici anni ho dipinto monocromi.
Stabilito che ho creato delle situazioni di pittura immateriale.
Stabilito che ho manipolato le forze del vuoto.
Stabilito che ho scolpito il fuoco e l’acqua e dal fuoco e dall’acqua ho tratto dipinti.
Stabilito che ho usato pennelli vivi per dipingere, cioè il corpo nudo di modelle vive spalmato di colore, e con questi pennelli vivi costantemente ai miei ordini tipo – un po’ più a destra, ed ora verso sinistra, di nuovo un pò a destra -, ecc. ho risolto così il problema del distacco dall’opera nel mantenere una distanza fissa obbligatoria dalla superficie del dipingere”.

(Y.Klein, Hotel Chelsea, New York, 1961)


images.jpgPer vedere il VIDEO click su:

Yves Klein, Antropometries of the blue period and fire  paintings, 1960

 

Yves Kleinultima modifica: 2011-02-02T10:24:00+00:00da giardiniarte

2 pensieri su “Yves Klein

Lascia un commento