La Pietà Rondanini e il non-finito

LA PIETÀ RONDANINI E IL NON-FINITO


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Più volte è stato notato che non solo molte delle grandi imprese concepite dal Buonarroti rimasero incompiute o trovarono realizzazione in forme molto lontane dal progetto originario, ma anche che numerose sue opere di scultura furono lasciate allo stato di abbozzo o che, comunque, presentano parti condotte ad un livello di “finitura” diverso rispetto ad altre. Un passo decisivo per impostare la questione in modo concreto è stato compiuto sia distinguendo i diversi casi di “non-finito”, sia prendendo in considerazione i particolari procedimenti tecnici del Michelangelo scultore. Il non-finito non fu dunque solo l’interrotto o il sospeso per circostanze esterne ma in alcuni casi la non completa definizione di alcune figure non può che essere intenzionale e determinata  dalla filosofia e dalla particolare pratica artistica michelangiolesca.

Nella Pietà Rondanini come in altre opere è possibile intravedere una continua dialettica tra finito e non-finito, concepiti come due momenti dello stesso blocco conseguenti il corpo a corpo dell’artista con la materia.

E’ lo stesso artista che nelle Rime scrive:


Non ha l’ottimo artista alcun concetto

C’un solo marmo in sé non circoscriva

Col suo superchio, e solo a quello arriva

La man che ubbidisce all’intelletto.


Per Michelangelo il “levare il soverchio” dal blocco è un atto che tende a liberare la figura preesistente e come imprigionata nella pietra: una figura che corrisponde al “concetto” della mente dell’artista.  Allo stesso tempo, la Pietà Rondanini, in particolare, è la più rivelatrice di quella tragicità che pervade molte opere di Michelangelo, soprattutto qui coincidente con l’approdo del vecchio artista al “comun porto, ov’a render si varca/ conto e ragion d’ogni opra trista e pia”, e quindi coincidente con la morte. L’arte, sostanziata nella scultura è agita come dramma, un dramma che è il contrasto tra la materia, e quindi il corpo, che rinserra e la parte spirituale dell’uomo che anela alla liberazione. Inoltre la disperazione espressa da Michelangelo in questo “compianto” deriva da quel dramma che è l’ambizione dell’uomo di imitare attraverso l’arte, vista come esistere, la proprietà creatrice di Dio. Un confronto destinato a perdere, un’ambizione inevitabilmente votata alla sconfitta, causa di un turbamento che porta a negare ogni perfezione formale tradizionalmente intesa.

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“In scultura il non-finito si toccava con mano, dalla forma levigata si passava allo scabro lavoro di gradina, che trasformava la pietra in materia trepidante di luce: non una luce fisica battente o radente, però, ma una luminosità da dentro, che dissolveva e rigenerava la materia” (Argan).


Queste sculture non portate a compimento sono quindi anche una testimonianza di come tecnicamente procedeva il Maestro nell’approcciarsi al blocco di marmo; ipotesi avvalorate anche dalle testimonianze scritte che ci sono pervenute grazie al  Trattato della scultura di Benvenuto Cellini dove in un passo ci offre un chiaro riferimento a Michelangelo.


«Ha avuto l’immaginativa tale e sì perfetta, che le cose propostosi nella idea sono stati tali che con le mani per non potere esprimere sì grandi e terribili concetti, ha spesso abbandonato l’opere sue anzi ne ha guasto molte come io so che, innanzi che morissi da poco, bruciò gran numero di disegni, schizzi e cartoni, acciò nessuno vedessi le fatiche durate da lui et i modi di tentare l’ingegno suo, per non apparire se non perfetto». (Condivi).


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La Pietà Rondanini e il non-finitoultima modifica: 2011-01-29T12:03:00+00:00da giardiniarte

5 pensieri su “La Pietà Rondanini e il non-finito

  1. “I giardini dell’arte” on line è una bellissima idea!!! Chiacchierare tra vecchi amici condividendo la bellezza è il modo migliore per scoprire l’arte…tu, cara Valentina, ci hai accompagnato spesso nella scoperta delle “cose” belle e hai sorriso del mio stupore. Il tema del finito-infinito è uno di quei temi che, ai tempi della scuola, mi lasciavano più perplessa, xchè non riuscivo a cogliere in queste opere un messaggio. L’ arte come dramma tra materia e spirito, che tu ci hai mostrato oggi, mi affascina e mi incuriosisce. Perchè non ci presenti qualche altra opera di altri artisti sullo stesso tema? Grazie!

  2. Ciao Tiziana!
    Qui in pochissimo spazio e in poche righe ho dovuto, a malincuore, sintetizzare uno dei temi più ampi e discussi della storia dell’arte che si unisce, come sempre, alla filosofia, alla letteratura, alla storia sociale. Il top sarebbe ammirare queste opere dal vero perché ancor di più si coglierebbe quel trapasso dalla superficie scabra del blocco di marmo alla sublime finitura che Michelangelo era capace di conferire, e soprattutto quella liberazione dell’idea, “trasformata” in forma, dalla materia.
    Con molto piacere approfondirò questo!! Grazie a te!
    Valentina – I Giardini dell’Arte

  3. Il “non finito” è la caratteristica del genio. Come il “non luogo”, il “non nome”, il “non tempo”, ecc… L’astuto Ulisse crea un “non nome”, Nessuno, per ingannare Polifemo, e un “non luogo”, il cavallo di legno, per ingannare i troiani. Queste entità frutto di processi ricorsivi sono state usate anche da Gesù e Leonardo da Vinci. Cfr. Ebook (amazon) di Ravecca Massimo: Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo.V

  4. Sicuramente leggerò questo libro (ebook), non lo conoscevo. Come scrivevo nel commento precedente, la questione del non-finito è veramente un tema molto molto discusso e ampio. Lo approfondirò volentieri anche con questo testo. Grazie per il suggerimento! Valentina – I Giardini dell’Arte

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