Lucio Fontana

LUCIO FONTANA.


“CONTA L’IDEA, BASTA UN TAGLIO”

 

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“Io buco la tela e da là passa l’infinito, apro una dimensione nuova che è quella dello spazio infinito”

(L.Fontana)


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Lucio Fontana è stato, fin dal 1933-34, l’artista italiano più risoluto, più determinato a tagliare i ponti con il passato, con la tradizione cambiando radicalmente il concetto di arte. Il meno programmatico, ma sicuramente uno dei più coerenti artisti del nostro secolo.

 

“A tutti gli uomini di scienza del mondo, i quali sanno che l’arte è una necessità vitale della specie”

 

lucio, fontana,taglio,concetto,spazialeCosì si apre il Manifesto Blanco redatto a Buenos Aires nel 1946 da un gruppo di artisti e sottoscritto dallo stesso Fontana: l’arte viene concepita come una sintesi tra scienza, creatività e applicazione tecnologica, anche se, per l’artista, ciò che si inventa e che si fa con l’arte non ha alcun rapporto con la cultura esterna all’arte stessa, l’artista non è spinto da un rifiuto della cultura, ma dalla convinzione che la cultura che si realizza nell’arte è autonoma e insostituibile.

Fontana si mette quindi a capo di un movimento, lo chiama Spazialismo, per affermare che qualsiasi cosa coscientemente si faccia è un fare lo spazio. Sconfessa, quindi, pittura e scultura tradizionali; come scultore distrugge la scultura: modella grandi sfere e le spacca; come pittore distrugge la pittura: distende il colore sulla tela e poi lo fende, un gesto, rasoiate rapide e nette.

La tela non è più pensata come superficie piatta, un piano sul quale rappresentare qualcosa, ma è un elemento nello Spazio, concezione lontana dallo spazio della scienza e della nozione comune. Il gesto, l’agire: il gesto che spacca la sfera mette in comunicazione lo spazio interno con l’esterno, allo stesso modo nella serie di opere intitolate Concetto Spaziale e Attese, Fontana non si accontenta di segnare il segno sulla tela, ma bucandola o tagliandola rende quest’ultima un elemento di passaggio, di trasmissione nello spazio, ristabilisce la continuità tra lo spazio al di qua e quello al di là del piano, uno spazio infinito e indeterminato, idea rafforzata e resa, talvolta, con l’apposizione sul retro della tela di garze nere.

Con questi gesti volitivi e irrevocabili, Fontana distrugge la finzione spaziale della pittura e della scultura, il suo è un gesto conoscitivo e intellettuale volto al recupero della verità.


lucio, fontana,taglio,concetto,spaziale,fine,dio“Poi venne la Fine di Dio* […] Naturalmente la “Fine di Dio” non è intesa nel senso religioso cattolico. La Fine di Dio per me significa l’Infinito, la cosa inconcepibile, la fine della figurazione, il principio del nulla”

Lucio Fontana


* La Fine di Dio sono una serie di opere realizzate tra marzo 1963 e febbraio 1964.

 

 

 

Concetto Spaziale – Fine di Dio, 1963




Bibliografia

G.C.Argan, L’arte moderna 1770-1970, 2003



Lucio Fontanaultima modifica: 2011-02-01T13:26:00+00:00da giardiniarte

2 pensieri su “Lucio Fontana

  1. Così come nei buchi neri, pare che l’informazione non vada perduta. Nei tagli di fontana ritroviamo tutta l’arte occidentale. Tutto il percorso dell’arte prospettica iniziato da Giotto, codificato da Filippo Brunelleschi, sfumata con Leonardo da Vinci, scorciata da Michelangelo Buonarroti, dissolta con Kandinsky, trasfigurata da Escher, in Lucio Fornata trova compimento e dissoluzione. Grazie.

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