Michelangelo. La tecnica scultorea

 


MICHELANGELO. LA TECNICA SCULTOREA




“La scultura è una arte che levando il superfluo dalla materia suggetta, la riduce a quella forma di corpo che nella idea dello artefice è disegnata. Et è da considerare che tutte le figure, di qualunque sorte si siano, o intagliate ne’ marmi o gittate di bronzi o fatte di stucco o di legno, avendo ad essere di tondo rilievo, e che girando intorno si abbino a vedere per ogni verso, è di necessità che a volerle chiamar perfette ell’abbino di molte parti”. (G.Vasari)

 



Le sculture non portate a compimento sono anche una testimonianza di come tecnicamente si procedeva nell’esecuzione dell’opera d’arte.

Nel caso delle opere di Michelangelo le ipotesi sulla tecnica esecutiva sono avvalorate anche dalle testimonianze scritte che ci sono pervenute; il  Trattato della scultura di Benvenuto Cellini, in un passo, ci offre un chiaro riferimento al Maestro.

 

Come procedeva nella sbozzatura del blocco di marmo e quanto Michelangelo segue i metodi tradizionali?


Innanzitutto il marmo adottato era quello di Carrara che l’artista stesso andava a scegliere nella cava. Marmo, quello carrarese, che per le sue caratteristiche morfologiche (roccia carbonatica con struttura fine di colore bianco perlaceo, in cui sono spesso presenti piccole macchie e venature grigiastre) lo troviamo già in uso presso i Romani nel IV secolo a.C. (marmo Lunensis). Nella scultura occidentale dominano infatti i marmi bianchi (pario, pentelico in Grecia, lunense a Roma) in quanto essi presentano delle caratteristiche che ne hanno fatto il materiale ideale per la scultura in pietra. L’omogeneità della struttura e l’equilibrato grado di durezza favoriscono la lavorazione; il colore bianco e uniforme valorizza al massimo il gioco delle ombre e delle luci. Soprattutto è fondamentale la struttura cristallina e la leggera trasparenza che consentono di differenziare l’aspetto della superficie: dalla lucentezza e levigatezza alla massima opacità e ruvidità.

Egli disegnava e incideva le vedute principali sulle facce del blocco e poi lavorava il marmo togliendo con gli scalpelli strati successivi perciò l’intervento dell’artista poteva arrestarsi ad uno di questi strati senza compromettere l’unità dell’opera, “non-finita” soltanto da un punto di vista accademico  ma in realtà perfettamente coerente sul piano artistico. Naturalmente questo metodo di lavoro va riferito a tendenze personali dello scultore più che a una pratica veramente diffusa.


Tale sistema apparteneva infatti ad un sistema più arcaico, preclassico fino ai più lontani popoli primitivi quando ancora non era pratica comune l’utilizzo del modello.

 

Quello del taglio diretto era una pratica che prevedeva una lunga serie di passaggi e una grande preparazione da parte dell’ artista il quale si dedicava completamente alla propria opera. 

 

Il “non-finito” di Michelangelo, inoltre, ci dà la possibilità di capire e di conoscere quali fossero gli strumenti impiegati dagli artisti. Nello specifico è il Condivi a darci dei riferimenti sulle abitudini del Maestro. Lo fa nell’orazione funebre del 1564 pronunciata alla sua morte in cui esaltandone la diligenza nell’operare ci informa sullo scrupolo nella cura degli strumenti del mestiere fino ad affermare che fabbricava: «di sua mano non pure i trapani , le lime e le gradine ma ancora i calcagnuoli e le subbie, e tutti gli altri ferri e stromenti di che scolpendo abbisognava»

 

I modi fondamentali usati dallo scultore per lavorare la pietra sono tre e ad essi corrispondono i gruppi fondamentali di strumenti utilizzati:

 

  • Scalpelli di varie forme battuti con mazze e mazzuoli servivano per far saltare dal blocco schegge più o meno grandi
  • Trapani impiegati per forare la pietra
  • Lime e abrasivi naturali (sabbia di mare, pomice, smeriglio) per la levigatura finale.

 

 

scultura; gradina       scultura; subbia

Tratti paralleli della gradina, lo scalpello a pettine a tre, cinque o più denti.

Macrofotografia, segni della subbia, lo scalpello a punta per sgrossare il blocco

 


“Sogliono gli scultori nel fare le statue di marmo, nel principio loro abbozzare le figure con le subbie- che sono una specie di ferri da loro così nominati, i quali sono appuntati e grossi-, e andare levando e subbiando grossamente il loro sasso; e poi con altri ferri,detti calcagnuoli, ch’anno una tacca in mezzo e sono corti, andare quella ritondando per fino ch’eglino venghino a un ferro piano più sottile del calcagnuolo, che ha due tacche, et è chiamato gradina[…]”. (G.Vasari)



scultura, scalpello

Segni sottili e disegnati dello scapello usato di taglio per definire i bordi delle dita


 

 

 

Michelangelo. La tecnica scultoreaultima modifica: 2011-01-27T16:42:00+00:00da giardiniarte

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