Hironymus Bosh

HIERONYMUS BOSCH TRA REALISMO E IMMAGINAZIONE

H.Bosh, Trittico del carro di fieno, 1516 ca.

H.Bosh, Trittico del carro di fieno, 1516 ca.

Il pittore Jeroen Anthoniszoon van Aken, meglio noto come Hieronymus Bosch, non è solo uno dei grandi maestri della pittura fiamminga ma è soprattutto un enigma rimasto insoluto nei secoli.

Ci si muove nel campo delle ipotesi sia per quanto riguarda le sue vicende biografiche, sia per le scelte iconografiche, sia circa gli aspetti strettamente stilistico-formali e cronologici.

Resta problematica, infatti, un’esatta cronologia delle sue opere, nessuna delle quali è datata e ciò implica la difficoltà di ricostruire una logica progressione della sua attività artistica, i suoi lavori sembrano caratterizzati da una interna “logica di corsi e ricorsi di dati affini, continuamente acquisiti, rifiutati e recuperati” (Cinotti, 1966).

Circa l’apprendistato e la formazione dell’artista la critica continua a dibattere, tuttavia lo svolgimento della sua formazione va ricercato tenendo in considerazione gli artisti del sud, da Van Eyck a Van der Weiden; sia spostandosi verso nord, da Harleem, dove erano attivi artisti quali Bouts o Geertgen tot Sint Jans, a Delft dove tra il 1470 e il 1500 fu attivo il Maestro della Virgo inter Virgines.

Tolnay sostenne che il giovane Bosch avesse potuto conoscere e appropriarsi degli stilemi gotico-internazionali direttamente tramite la tradizione artistica della sua città d’origine, provincialmente attardata  rispetto ai più floridi centri culturali delle Fiandre.

Egli nasce probabilmente nel 1453 a ‘S Hertogenbosch (Bois le Duc o Bosco Ducale), fondata nel 1185, florido centro commerciale (oggi in territorio olandese), politicamente legato al ducato di Brabante, la cui fonte di ricchezza, oltre alla posizione geografica, era dato dalle manifatture di stoffe e biancheria e dal legame economico e culturale con la più progredita città di Anversa.  La città era un punto di convergenza di svariate tendenze culturali, nonostante non fosse in grado di competere con i grandi centri, quali Bruges, Bruxelles, Anversa Gand nelle Fiandre oppure Haarlem o Delft nel nord.

E’ importante tenere in considerazione il clima culturale che si respirava in Europa negli anni a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento, percorsa da forti fermenti culturali, che con gli albori del Rinascimento sorpassavano i grandi sistemi filosofici medievali per l’affermarsi di una nuova scienza sperimentale.  Questo, inevitabilmente, influenzò l’opera di Bosch così come quella dei grandi maestri a lui contemporanei.

L’intera produzione di Bosch, settanta dipinti circa, è infatti incentrata su poche tematiche di base. La protagonista indiscussa è l’umanità nel suo triste e inesorabile cammino verso la corruzione e il peccato. Le numerose raffigurazioni del Giudizio Universale e dell’Aldilà indicano l’inevitabile fine dell’uomo, destinato, nel maggiore dei casi, alla pena eterna. L’unico spiraglio di salvezza dal pessimismo dell’artista si intravede sia nelle tavole eremitiche, sia negli episodi della passione di Cristo: la vita contemplativa dei santi e la meditazione sul sacrificio di Cristo sono proposte come le uniche chiavi per sfuggire al peccato.

Il carattere dell’opera di Bosch è determinato da fermenti culturali  ed eventi anche precedenti alla sua nascita  a partire dal grande scisma (1378-1417) che contrappose due papi rivali, uno a Roma, l’altro ad Avignone e che aveva scaturito proprio nella cittadina in cui Bosch trascorse la sua vita un forte sentimento anticlericale, esplicito poi in molti suoi dipinti.

Altro elemento importante fu l’ondata di misticismo, suscitata dalle gravi calamità pubbliche che si erano abbattute sull’Europa nei secoli XIV e XV (guerra dei cent’anni, carestia, peste nera). L’autorità del clero si era affievolita con la conseguente affermazione di organismi religiosi che davano alla fede un’interpretazione più libera di quanto fosse possibile nelle opere precedenti.

Il misticismo trovò un primo portavoce nella persona di mastro Eckhart di Hocheim, nato verso il 1260, le cui posizioni ben presto condannate, dopo la sua morte, da Papa Giovanni XXII furono riprese da Martin Lutero.

A partire da questi fermenti religiosi scaturirono movimenti di tendenza puritana  come i Fratelli e Sorelle della Vita Comune nati in Olanda nel XIV secolo, che predicavano il ritorno ad una religione più semplice e personale ispirandosi alla Imitazione di Cristo, testo attribuito a Tommaso de Kempis (1380-1471) che ebbe un ruolo determinante sulla cristianità nordeuropea e sulla rinascita religiosa del XV secolo.

Un altro elemento che incise in modo molto profondo sul rapporto tra popolo e religione fu l’intensificarsi della persecuzione contro la stregoneria notevolmente peggiorato ai primi del XV secolo con i due grandi processi: nel 1431 quello a Giovanna d’Arco e nel 1440 al suo compagno d’armi Gilles de Rais. Furono due sacerdoti, Giacomo Sprenger entrato nel 1432 in un convento domenicano a Basilea ed Enrico Kramer  a collaborare per codificare il modo per riconoscere e condannare la stregoneria, definita un patto tra un essere umano e il Diavolo. Il loro libro era intitolato Malleus Maleficarum, ovvero il Martello delle streghe, pubblicato verso il 1490. Padre Sprenger divenne infatti Inquisitore generale per la Germania.

Nel 1482 esce l’edizione olandese delle Visioni di Tundalo. L’anno seguente il domenicano Tomas de Torquemada è incaricato di organizzare in Spagna il tribunale dell’Inquisizione.

In un simile ambiente e atmosfera di tensione si inserisce l’attività artistica di Hieronymus Bosch e più tardi Peter Bruegel il Vecchio il quale fu l’unico a riprendere temi e motivi della produzione di Bosch penetrandone nel profondo e facendone il punto di partenza per un’arte che assunse caratteri originali.

In questo clima Bosch reagì inventando forme e creature fantasmagoriche che si allontanavano dalle norme allora conosciute, ma che assumono un forma compiuta nell’ottica del contesto storico-culturale in cui si inseriscono.

Ma è importante sottolineare che la produzione artistica di Bosch vede in moltissimi casi soggetti trattati con un’iconografia convenzionale, soggetti religiosi di “routine”, così come qualunque altro pittore contemporaneo. Tuttavia stabilire l’autografia e la datazione delle opere di Bosch è reso ancor più complesso da una serie di problematiche come la mancanza di date, la scarsa conoscenza dei committenti, e le differenze qualitative, anche all’interno della stessa opera, che inducono a prendere in considerazione la presenza di collaboratori e a valutare l’attività della bottega. Inoltre la questione delle diverse versione dei dipinti e la difficoltà di riconoscerne il prototipo è dato dalla notorietà dell’artista a partire dal XVI secolo che sollecitò le numerose copie e imitazioni tanto da rendere difficile, se non impossibile, distinguerle dagli originali; gli interventi di restauro e le molte ridipinture che rendono ancor più complesso il confronto stilistico e tecnico.

Le recenti indagini diagnostiche effettuate sui dipinti del maestro hanno, in parte, reso possibile risalire, con un certo margine di attendibilità, a un termine post quem, cioè una data dopo la quale l’opera può essere stata realizzata, mettendone in luce anche la tecnica pittorica dove Bosch rifiuta la finezza dei dettagli, la plasticità dei volumi introdotti da artisti come Van Eyck, il Maestro di Flemalle o Rogier van der Weyden, per perseguire “un’esecuzione piatta, a due dimensioni, grafica anziché pittorica: erede, sotto questo aspetto, dell’arte della illustrazione miniata” (Larsen, 1998).

Valentina Nardoni

Hironymus Boshultima modifica: 2014-05-03T15:16:52+00:00da giardiniarte

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