Achrome

“La tela bianca è la pienezza e la purezza infinita così come infiniti siamo noi, noi nella Verità della nostra Anima”.

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P. Manzoni, Achrome, 1968, New York, Moma


Un Achrome, un semplice quadro bianco con qualche grinza “decora”  la copertina di questo libello: L’Intruso. Tutto è significato, tutto cerca di seguire le parole e le situazioni visionarie di questi quattro racconti che ci lasciano vaganti e sognanti in quattro luoghi, mitici e propri, simboleggianti la vita, la nascita, la rinascita, la morte, l’amore.
Bianco non è assenza, ma è totalità dei colori, la tela bianca può avere infinite dimensioni e possibilità. Ma nello stesso tempo è pieghettata, la tela di Piero Manzoni è intrisa di caolino. Perché non paragonare questa tela alla nostra vita, la vera vita, quella dell’Anima: pura, bianca, eterna ed infinita? Siamo noi stessi con le nostre angosce, gioie, doveri, paure, sovrastrutture che ci travolgono, che ci entrano dentro penetranti come lame e delicate come piume a segnare quel mondo magico che ci è proprio, la ricchezza infinita di ognuno di noi. Difficile difendersi,  difficile togliersi questi segni, che non sono colorati ma che ci creano quel raggrinzimento, utile per condurci e convincerci a scavare, ad indagare tra quelle pieghe,  tra le pieghe dell’anima.

(Testo liberamente ispirato all’opera di Piero Manzoni, Achrome)