Calder: i mobiles

ALEXANDER CALDER

– L’OPERA D’ARTE VIVE E SI MUOVE –

“Un Mobile: una piccola festa locale, un oggetto definito dal suo movimento e che non esiste al di fuori di esso, un fiore che appassisce non appena si ferma, un puro gioco di movimento come vi sono puri giochi di luce” (J.P.Sartre).

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A.Calder, maripose, 1960

Un lievissimo urto, soltanto una corrente d’aria, bastano a suscitare un moto ritmico che a mano a mano si estende fino agli elementi più lontani per poi rallentare fino a fermarsi: un equilibrio instabile che si riassesta. È lo spettatore ad agire, è lui che toccando uno qualsiasi degli elementi in sospensione, mette in movimento tutti gli altri. Il moto non ha nulla di meccanico, ma è il recupero naturale di un’ alterazione momentanea dell’equilibrio. L’unica forza che entra in gioco è quella d’inerzia: il congegno meccanico si muove naturalmente,come i rami di un albero con il vento, in un moto artisticamente concatenato. I Mobiles di Calder sono a metà tra la consueta tradizione della statua che fa dell’immobilità il suo carattere distintivo e l’imprevedibilità dell’evento naturale, della fisica. I mobiles hanno una vita propria. Calder è il faber e il ludens – come ci dice G.C.Argan. Prende la materia come la fornisce l’industria – laminati, fili, tondini metallici – spesso poco consistente, la colora con comuni vernici a smalto, unisce gli elementi con una tecnica elementare, da operaio. Non vuole risolvere complicati problemi di geometria, non vuole comunicare all’umanità messaggi importanti, ma fabbrica congegni che hanno lo scopo di divertire, non significano nulla, ma sono riconducibili soltanto a se stessi: sono assoluti. Tolti dal loro uso consueto e combinati in modo arbitrario e libero questi materiali dirottano il pensiero dello spettatore e divertono così da creare uno spazio visivo del movimento e uno spazio acustico: nei mobiles di Calder entrano in gioco anche i suoni dati dall’urto dei vari elementi. L’opera d’arte che vive e si muove va veduta e ascoltata.

“Benché Calder non abbia voluto imitare nulla – perché non ha voluto nulla, se non creare gamme e accordi di movimenti sconosciuti – sono al tempo stesso invenzioni liriche, combinazioni tecniche, quasi matematiche e il simbolo sensibile della Natura, della grande Natura vaga, che disperde il polline e produce bruscamente l’involo di mille farfalle e di cui non si sa mai se sia la concatenazione cieca di cause ed effetti o lo sviluppo timido, continuamente frenato, disturbato, atrraversato da un’Idea” (J.P.Sartre).

Calder: i mobilesultima modifica: 2016-07-20T17:12:14+00:00da giardiniarte

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