I bolli laterizi

I BOLLI LATERIZI

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Bollo circolare con orbicolo a rilievo impresso mediante stampo – O(opus) D(doliare) D(de) F(figlinis) D(Domitiae) L(Lucillae) F.AUGUST.L.MUNATI.CRESCENTIS. Il mattone è stato prodotto nelle Figlinae Caninianae attive dall’età di Vespasiano a Commodo. 123 d.C.. Il testo nomina L.Munatius Crescens ed il suo servo August. (Roma, Case Romane al Celio, Antiquarium).

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Bollo circolare a rilievo, impresso mediante stampo. LMC (le lettere sono probabilmente l’abbreviazione del nome dell’officinator Lucis Munatius Crescentius). Al centro è una figura maschile probabilmente Bacco con la mano sinistra piegata verso l’alto che tiene un’asta o un tirso, mentre l’altra abbassata e protesa in avanti tiene una coppa. Ai suoi piedi c’è una pantera e tralci di vite. 123 d.C.. (Roma, Case Romane al Celio, Antiquarium).

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Roma, Case Romane al Celio, Antiquarium

L’uso di mattoni nelle cortine murarie, poco utilizzati in età repubblicana, divenne prevalente in età imperiale, dapprima nell’opera reticolata, poi da solo o insieme all’opera listata. La necessità di produrre un’enorme quantità di laterizi rese necessaria l’introduzione dell’uso di apporre dei bolli come veri e propri marchi di fabbrica. I bolli venivano impressi nell’argilla ancora cruda mediante punzoni di metallo o matrici in legno; le lettere potevano essere sia incavate che in rilievo. Nei testi, accompagnati spesso da immagini, vi era scritto il nome dell’officina o il fabbricante stesso che attraverso il bollo poteva garantire il controllo della produzione e fornire una sorta di marchio di qualità del prodotto. Attraverso i bolli laterizi è quindi possibile seguire la produzione delle fabbriche romane di mattoni: le figlinae. L’industria laterizia fu all’inizio monopolio di famiglie di alto rango, proprietari di tenute agricole che videro in questo tipo di attività una consistente fonte di profitto visto il crescente sviluppo dell’edilizia. Erano quindi fornaci private (ad esempio le figlinae marcianae sotto Tiberio) che costituirono delle vere e proprie dinastie fin quando con l’imperatore Marco Aurelio la produzione passò sotto il patrimonio imperiale: ne sono un esempio le officina Domitianae  e non solo. Nei bolli di quest’epoca compaiono soprattutto i nomi dei membri della famiglia imperiale e dei conduttori delle officine stesse. Nel corso del III secolo si ha la cessazione dell’uso dei bolli per circa ottanta anni; sintomatico è il fatto che quelli che compaiono sui mattoni utilizzati nella costruzione delle mura Aureliane appartengano a periodi precedenti, sintomo del riutilizzo di laterizi provenienti da edifici demoliti. Con Diocleziano è attestata una ripresa della produzione che cesserà di nuovo in età tardo-antica durante il IV secolo d.C. a causa della diminuita attività edilizia e dell’utilizzo di materiale di spoglio.

I bolli laterizi potevano avere diverse forme: rettangolari (in particolare quello rettangolare su una sola riga è proprio dell’età di Nerone; il testo su due righe di età adrianea; i grossi bolli  a lettere incavate sono del periodo traianeo-adrianeo); semicircolari (da Tiberio a Nerone); forma lunata (epoca flavia); circolari (primi decenni del II secolo fino all’età severiana, poi riprende con Teodorico); circolari con orbicolo (sono i più comuni tra Domiziano e Caracalla fino al III secolo. L’orbicolo è una specie di occhiello grande e aperto nei primi esemplari, più piccolo con il passare del tempo. Il testo era spesso accompagnato da immagini che facevano riferimento ai personaggi menzionati).

I bolli lateriziultima modifica: 2016-03-29T13:00:51+00:00da giardiniarte

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