Alle origini

Nel nostro sangue la docezza del fico e non il furore della belva

P.P.Rubens, il ritrovamento di Romolo e Remo, 1615-16

P.P.Rubens, il ritrovamento di Romolo e Remo, 1615-16

Tra il Palatino e il Campidoglio, nella palude del Velabro, su un’isoletta formata dal fiume in piena, sporgeva con le radici nell’acqua un albero di fico che trattenne il cesto abbandonato alla rapida corrente del Tevere. All’interno i due pargoli, da loro l’alba di un’età nuova, da loro: l’origine di Roma. Romolo e Remo nati dall’impetuoso amore del dio Marte e della Rea Silvia. Fu il giovane misterioso e bellissimo guerriero ad inchinarsi davanti alla ragazza presso la fonte sacra del bosco, e ad ammaliare la vergine vestale. Fuggì la vergine intimorita da quei travolgenti occhi, poi stanca, con il seno scoperto e i capelli scomposti si abbandonò in un sonno profondo. Il dio, protettore dei campi e degli armenti la guardò di nuovo e la possedette, infiammato da quell’amore carnale. Nel sonno ebbe visioni, ma nascose nel suo grembo l’empio misfatto pagato con la vita, non dei gemelli, ma la sua. I due nacquero, non perirono, lei fu uccisa per aver violato la sua verginità e lasciato spegnere il sacro fuoco di Vesta. Rea Silvia, gettata nel Tevere, fu salvata dal dio, che in qualità di divinità fluviale, la prese in moglie. Fu l’albero di fico il segreto: i pargoli succhiarono il latte zuccherino che colava dai suoi frutti “ficus dulciferae lactantes ubere toto” (e i lattanti bevendo dalla polpa dei dolci fichi…) prima di essere ritrovati. Al rumore dei vagiti, giunsero gli animali sacri al dio Marte, il picchio e la lupa, che salvarono i piccoli dal destino terribile. La Lupa, nutrice e balia, li allattò fino all’arrivo del pastore Faustolo.

3024931980Nostra madre è il FICUS RUMINA, dea femmina protettrice e nutrice delle antichissime genti italiche. I fichi, che maturano nella siccità e nella calura, furono preziosi per la sopravvivenza dei romani. Per questo la divinità- albero fu venerata in molti esemplari posti nei punti simbolici dell’Urbe, come al Lupercale, presso la “Casa di Romolo”, sul Palatino, vicino al Lapis Niger e nel Foro. Ad essa i sacerdoti sacrificavano latte e chiedevano protezione per i neonati, garanzie per la salvezza dello stato e favore nei riti legati alla sessualità.

Tratto da C.Gatto Trocchi

Alle originiultima modifica: 2013-05-20T10:43:51+00:00da giardiniarte
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento